Lunedì 22 marzo 2021 alle ore 18:00 - In diretta sulle pagine Facebook: 

Centro di Cultura Ebraica – Roma

Kiryat Sefer Libreria Ebraica

 

Per chi non ha Facebook, in differita la registrazione su YouTube martedì 23 marzo 2021.

Dea, sorella, amante, sposa e madre: un tenero e potentissimo archetipo femminile e il culto isiaco, che gli imperatori romani – da Claudio in poi – trasformarono in una delle componenti religiose predominanti nel tessuto sociale imperiale.

 

Traduzione dal francese a cura di Barbara de Munari, per Edizioni Ester Channel, marzo 2021.

 

Mercoledì 17 marzo alle ore 18 terzo appuntamento live con il Premio Leogrande 2021.

Marino Sinibaldi intervista Giampiero Calapà, uno dei cinque autori finalisti, con il libro “A un passo da Provenzano”.

Per seguire il live basta collegarsi sulla pagina Facebook di "Presìdi del Libro" alle ore 18.

Premio Alessandro Leogrande 2021: in concorso il libro di Giampiero Calapà  A un passo da Provenzano”, UTET 2020, dedicato al nostro Amico e Autore Alessandro Scuderi.

Ne siamo felicissimi.

A un passo da Provenzano”, ripercorre la carriera di Alessandro Scuderi, ispettore della squadra mobile di Catania, che fin dal 1997 è riuscito a tracciare un identikit di Bernardo Provenzano di cui pochi conoscevano la faccia, almeno fino al suo arresto avvenuto nel 2006.

 

https://www.facebook.com/presididellibro/videos/1103052783532600/

 

*    Ecco i 5 titoli finalisti candidati al Premio Leogrande:

 

La città dei vivi di Nicola Lagioia, Einaudi.

 

Il focolaio. Da Bergamo al contagio nazionale di Francesca Nava, Laterza.

 

A un passo da Provenzano. Una storia nascosta nella trattativa Stato-mafia di Giampiero Calapà, Utet.

 

Salutiamo, amico di Gianfrancesco Turano, Giunti.

 

Progettare la lentezza di Paolo Pileri, People.

 

 

 

 

    

 

I podcast del Salone Internazionale del Libro di Torino:

4 marzo - si parte con Alessandro Piperno, con Albert Camus, che firma una lezione dal titolo Come leggere La peste? 

Ascolta su:

https://salonelibro.us4.list-manage.com/track/click?u=7d7b8e9bf7a4e966ff9e463da&id=dadbfc1b17&e=fc36c44fe8

I prossimi episodi:

18 marzo - Yasmina Melaouah,

1 aprileAnnalena Benini,

15 aprile - Leila El Houssi,

29 aprile - Evelina Santangelo,

13 maggio - Goffredo Fofi.

Capita, a chi si avventura nell’arte del racconto, di incappare in situazioni, o personaggi, o circostanze autocelebrative dove (si direbbe in scorretto ed antipatico italiano “moderno”) la temerarietà e la sfrontatezza sono originate soltanto dalla narcisistica considerazione del proprio io, sicché la bellezza delle proprie sembianze sottende al diritto di dire baggianate (più propriamente quelle con la “P” maiuscola). Mal gliene incorre – ad esempio, al malcapitato critico – a chi si avventura con sfrontatezza a esprimere giudizi avventati solo per “spiegare” al colto e all’inclita quanto è bello lui e quanto bravo e sapiente.

 

La temerarietà, narcisistica appunto, lo porta ad ignorare le responsabilità che si assume nel criticare a suo vantaggio l’operato altrui: ad esempio, il rischio di una denuncia per … maldicenza? Uhm, depenalizzata, forse per diffamazione, dura da digerire. Forse solo e certamente un appunto, per la sua classica figura di m…a!

E, già. È proprio per il suo narcisismo (è bello solo lui, o lei)– ad esempio, del critico improvvisato e imprudente, che si specchia nella sua bellezza e scienza (e noi scrittori incrociamo spesso personaggi di tal genere) che sproloquia senza ritegno e si espone al pubblico ludibrio. Ma tant’è.

Mi è capitato - a proposito – di recente, di scrivere qualcosa, ovviamente in italiano – con intercalari dialettali – come si conviene a chi intende arricchire, adornare il racconto con le immediatezze che il dialetto favorisce.

È così in un mio libro, “Palla di Pezza”, dove (dove, sempre in scorretto italiano moderno) qualche dialogo, specie l’ultimo tra il protagonista e la madre morente, l’uso del dialetto s’imponeva. Non altrimenti avrei potuto esprimere il pathos che si stava “sviluppando” tra i due, e nessun “critico pseudolinguista” avrebbe potuto eccepire la perfezione delle espressioni dialettali: prevaleva, ovviamente, la descrizione dell’evento. Perfetto: il lettore avveduto, e non narcisista, leggeva e si asciugava le lacrime.

Ma il narcisismo degli improvvisati critici, belli e sapienti, si sa, oh i critici specialmente belli di sembianze e sapienti … !!!

Così nell’ultimo mio libro, “La Cripta violata”, il sentimento trionfale nella esaltazione della sua bellezza, di sembianze, ed elevatezza di scienza di un gratuito saccente dell’ultima ora, ha turbato il suo animo e originato il suo risentimento per una presunta violazione del lessico dialettale.

Ognuno si presenta come può!!!

 

Avv. Bruno Auricchio, Venezia, 10 marzo 2021